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Da un sogno, un attico fatato

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Renato Arrigo è un architetto. Nathalie Morey un ingegnere. Insieme alle loro due bambine vivono a Messina, in una casa un po’ fatata che Renato descrive così: “C’erano una volta, nel centro urbano di Messina, una terrazza, due bambine e i loro genitori. I genitori portavano spesso le bambine a farle scorrazzare con le biciclette, libere di giocare e di correre. Un giorno vollero stare più a lungo. Arrivò la sera e il cielo si tinteggiò di tante infinitesime lucette. Presi una candela e rischiarai con fioca luce le loro sagome ancora in movimento. Scese la notte e anche la stanchezza. E vidi le bambine, catturate dai sogni di una giornata senza fine. Allora capii che quella doveva essere casa mia, anzi la casa di Eva e Ophelia. Cominciai a sognare anch’io e capii che la bellezza brilla di più nel cuore di chi la desidera che negli occhi di chi la vede.” Nasce così, da una vecchia terrazza che oggi profuma di rosmarino, un attico dalle grandi vetrate. Uno spazio che l’ascensore non raggiunge, e che pare un mélange di nuvole al termine di una scala. Al suo interno, dettagli inattesi e sorprendenti. C’è lo studio, con le scritte immaginifiche e il piano retto da due bidoni del latte, simbolo di nutrimento materno; ci sono le parole del Vangelo di Luca (“Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino”) dietro la testata del letto matrimoniale; c’è il damasco della cucina, il legno minimal del tavolo che rimanda alla tradizione cristiana. E, ancora, gli arredi industriali e quelli artigianali. I pneumatici forati delle ruote di una bicicletta diventano un tappeto (Bicicleta, di Nanimaquinia), gli sgabelli in cedro del Libano (Napa di Riva 1920) profumano la casa di fragranze naturali; i bachi da seta intrecciati con fil di ferro formano una lampada (Supercrisalis di Ango), il tappeto riproduce un prato verdeggiante (Slide di I&I). E, ancora, lo scudo della camera da letto che protegge dai cattivi pensieri, e il gesso che ricopre una lampada antica che imbalsama la storia. Hanno una casa magica, Eva e Ophelia. Una casa dove il chiaro e lo scuro si fondono. Come il buio e la luce. Come la fantasia e la realtà.

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